Fabbrica (pubblicato sul n. 651/652 di Casabella 1997) – with english version

Mario Tronti

Tutte le etimologie dicono: fabrica, faber. Il luogo, lo spazio, il corpo di fabbrica. Però luogo vivo, spazio animato, corpo più che abitato vissuto, luogo di lavoro, dove faber è “celui qui sait faire”. Fabbrica si dice soprattutto quando si parla di operai e del loro lavoro, manifattura quando si parla di prodotti del commercio. Manifattura e fabbrica, con Marx, tra Sette e Ottocento. Il Novecento le supera con la geniale unificazione di taylorismo e fordismo. Superata anche l’altra differenziazione: tra fabbrica, dove vengono elaborate materie prime e officina, dove si parte dai prodotti già elaborati. Il ciclo di produzione si fa integrale, il lavoro dell’uomo va in frantumi, ma la lavorazione dei prodotti diventa intera.

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Origini ed eredità dell’operaismo (intervista a Mario Tronti)

Giulia Dettori

Mario Tronti è un filosofo e politico italiano, fondatore, insieme a Raniero Panzieri, dell’operaismo, corrente eterodossa del marxismo teorico in Italia attraverso cui, negli anni Sessanta, sulla scia degli eventi generati dal 1956, intraprende una ricerca teorica che mira a creare un rapporto diretto tra intellettuali e classe operaia, senza la mediazione dei partiti.

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Mario Tronti. La politica al tramonto (Una lezione di Giuseppe Trotta del 2000)

Giuseppe Trotta

Premessa

Dico subito che è difficile presentare un’opera come questa, non solo per la complessità dei temi che tratta, ma per lo stile stesso del pensiero. Mi è capitato altre volte di dire che ci sono dei libri che si leggono e dei libri che si ascoltano. Questo è un libro che si ascolta. E ci troviamo dinanzi ad una scelta a suo modo radicale: o c’è una empatia con  un percorso di pensiero o si rischia di ridurlo drasticamente, di argomentarlo senza capirlo, di spiegarlo senza comprenderlo. E’ il rischio, ovviamente, che mi assumo io stesso […].

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Xeniteia. Contemplazione e combattimento

Mario Tronti e Marcello Tarì

E’ molto dubbia la verità di questa idea ormai entrata nel senso comune, secondo cui vivremmo in tempi apocalittici. L’impressione che se ne ricava dai vari discorsi che si rincorrono nell’infosfera è quella di una certa superficialità, di un cedimento generalizzato allo «spettacolo» dell’apocalisse, non certo di una sua assunzione in senso genuinamente profetico. L’immaginario di massa è ispirato dai film e le serie tv hollywoodiane, più che dal grande libro che Giovanni scrisse nel suo esilio a Patmos.

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La sinistra esiste ? (In dialogo con Goffredo Bettini)

Mario Tronti

“Sono cadute le forme. Tutte le forme …”. Un discorso che comincia così è da prendere molto sul serio. Prende di petto il tema di fondo: la dissoluzione delle forme di vita comune, che non è provocata dal virus, ma che il virus ci mette drammaticamente di fronte. E’ quanto fa Goffredo Bettini nel suo ultimo intervento. Problema politico, problema di civiltà? Direi: una crisi della politica che trascina con sé un disagio di civiltà. Il guasto viene da lontano. E per sommi capi viene qui ricostruito.

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“Oggi non c’è solo il compito di una costruzione di popolo, c’è anche un compito di ricostruzione di élites”: Un’intervista con Mario Tronti

Gerardo Muñoz

Mario Tronti è uno dei maggiori pensatori politici della nostra epoca, ciò esonera da lunghe presentazioni. Tra i fondatori dell’operaismo italiano, Tronti ha sviluppato una ricca riflessione teorica nel tentativo di comprendere la costituzione materiale della società occidentale sulla scia dell’epoca postfordista. Non risulta semplice collocare Tronti in una specifica scuola di pensiero, considerando che le sue posizioni teoriche si sono drasticamente modificate nel tempo, confrontandosi con una larga varietà di temi: dalla prassi comunista alla teologia politica, all’analisi della composizione del lavoro in Italia, e, più recentemente, con il venir meno delle stesse strutture politiche del moderno nell’epoca che definiamo come il nostro interregnum. Riferendoci all’attualità, il pensiero di Tronti, munito di un realistico punto di vista, è oggi in grado di affrontare la questione della crisi di legittimazione delle democrazie occidentali, resistendo al contempo alla tentazione di formulare una qualche nuova consolante filosofia della storia. Nel suo più recente libro, una lunga conversazione con Andrea Bianchi, Il popolo perduto. Per una critica della sinistra (Nutrimenti, 2019), Tronti, in particolare, si sofferma sull’odierna corrente populista che attraversa l’Atlantico. Nel dialogo che segue, parleremo della condizione contemporanea della Chiesa cattolica e delle sue forme politiche, dell’esaurimento del ruolo delle élite politiche, del concetto di popolo secondo le dottrine populiste egemoniche, dei cambiamenti geopolitici, di quanto resta della teologia politica quale strumento per comprendere l’attuale crisi di autorità del politico. Oltre che un compendio di grammatica politica, Il popolo perduto è altresì l’espressione di uno stile, lo stile operaista, che si confronta con le mutazioni della realtà e con le corrispondenti trasformazioni del politico. Nel corso della conversazione si discuterà di alcuni di questi temi che sono riaffiorati nell’ambito della spazio politico europeo.  

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