L’età della moneta, ovvero del dominio dell’informe

Andrea Cerutti

Rita Di Leo, per chi non lo sapesse, ha a che fare con il pensiero di Mario Tronti  ̶ legata soprattutto alla fase «operaista» e a quella dell’«autonomia del politico», meno ai temi teologico-politici che caratterizzano l’attuale fase dell’avventuroso percorso teorico trontiano. È una sovietologa, una disciplina purtroppo caduta in disuso, ed è soprattutto una rigorosa teorica della politica. In breve, sia per le esperienze intellettuali che per i temi che ama affrontare, è il contrario di un’opinionista alla moda. Non a caso nel suo L’età della moneta, pubblicato nel 2018 da il Mulino, non si occupa di idee o di teorie, ma, in linea con la metodologia trontiana, si impegna in un corpo a corpo con i fenomeni storici. Anzi, con il «fenomeno storico», ovvero «l’età della moneta, il nostro tempo presente con i suoi uomini, quelli che sono prevalsi su quelli della spada, su quelli del lavoro e su quelli dei libri». Qui, dunque, non si parla di populismo o di liberaldemocrazie sotto attacco. Temi buoni per una serata dalla Gruber, sui quali ognuno può sempre dire la sua così come capita, tanto nessuno gliene chiederà mai conto.

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