«Non gli operai di Manchester, ma quelli di Detroit» Johnson-Forest Tendency, Socialisme ou Barbarie e l’operaismo italiano

Matteo Montaguti

Introduzione. Fili rossi

L’operaismo italiano degli anni Sessanta, analogamente all’esperienza americana della Johnson-Forest Tendency (JFT) e di quella francese di Socialisme ou barbarie (SoB), nasce come un tentativo di risposta politica – sul piano della produzione teorico-pratica – alla crisi e alla stagnazione del movimento operaio degli anni Cinquanta, contrassegnato da un sostanziale scollamento rispetto agli operai e ai conflitti di fabbrica proprio in un momento di cruciale e accelerata trasformazione del capitalismo industriale e della classe stessa. La visione e le analisi delle organizzazioni “ufficiali” restavano infatti ancorate a una rappresentazione statica dello sviluppo capitalistico del Paese e a modelli ormai inadeguati per comprendere una composizione di classe in veloce mutamento (e movimento).

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Dobbiamo rinunciare alla sovranità?

Franco Milanesi

Da circa un decennio il dibattito mediatico-politico italiano ha fatto un uso compulsivo dei concetti di populismo e sovranismo, interpretati per lo più come correnti di pensiero e progetti strategici in collisione con la democrazia liberale e le sue sorti progressive. Il populismo ha una lunga e complessa tradizione e il fenomeno è stato pertanto oggetto di numerosi testi politologici in Italia e all’estero. Molti di questi lavori muovono dalla constatazione dello sfondamento semantico di una parola strillata come epiteto contro Berlusconi e Chávez, Renzi e Le Pen, Grillo e Iglesias. In un agile e incisivo libro dal titolo Sovranità (Il Mulino, 2019) Carlo Galli liquida questo attacco a testa bassa contro il populismo come un’“espressione di polemica, di disprezzo e di incomprensione” verso i motivi della ribellione e dell’indifferenza popolare nei confronti delle istituzioni e delle classi di governo. Ma il libro di Galli, come annuncia il titolo, ha il merito di mettere a fuoco anche il “sovranismo”, concetto che, al contrario del populismo, non pare godere di particolare interesse soprattutto fuori dai confini nazionali. Il motivo principale è dato dal fatto che dagli studiosi esso viene correttamente considerato come una semplice declinazione della sovranità, come l’agire politico che si muove in vista di una sua richiesta o del suo consolidamento. Lo stesso Galli fa comparire il termine sovranismo (ridotto a un cascame della polemica contingente) solo nelle ultime pagine di un libro che si concentra interamente sulla sovranità e sul suo essenziale rapporto con il politico. Per Galli sovranità è innanzitutto un “termine esistenziale”: essa manifesta la volontà di un popolo – quale esso sia – di voler esistere, di darsi un quadro normativo (Costituzione, leggi ordinarie, codici) e di decidere sopra la propria sorte e la propria identità all’interno dei confini geografici definiti.  

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