Il popolo ritrovato, o del momento populista secondo Carlo Formenti

Marco Pisanu

La tragedia del presente ci ha condotto a disperare, e a riconoscere l’esigenza della parte, ma non ancora a riconoscere la parte. Sembra di poter dire che un punto di vista di parte, per collocarsi intelligentemente contro il proprio tempo, necessiti di tre definizioni: un nemico (cioè chi ha interesse a negare la parte), un’identità (che non è data da altro che dalle differenze che costituiscono la parte) e infine un’ulteriorità (una via di fuga che sottragga la parte alla determinatezza della sua stessa parzialità, un orizzonte di libertà). Diciamo pure che queste sono in fondo distinzioni concettuali, e va da sé che definire quale sia il nostro avversario ci aiuta immediatamente a pensare noi stessi come soggetto antagonista, e allo stesso tempo a “sentire” quella trascendenza che ci permette di giocare con le cose del mondo, che ci permette cioè di smettere di scherzare e iniziare a fare sul serio.

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La tragedia della gioventù tedesca

Ernst Niekisch

A conquistare la fiducia della gioventù che aveva fatto la Guerra fu il fatto che finalmente il movimento nazionalsocialista riconosceva la sua specifica forza e il suo promettente peso politico. In questa gioventù vivono forze ribelli che mettono in questione tutte le basi dell’esistenza dell’ordine costituito. Senza capire il contesto, non si può avere accesso allo spirito della giovane generazione del dopoguerra. Il 1918 rappresentò una rottura […]. Quello che venne dopo ebbe poche relazioni con ciò che vi era prima.

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